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La rivoluzione dei lavoratori on-demand

Se ne parla sempre più di frequente: lavoratori "alla spina" o, più elegantemente, on-demand workers. Si vuole così indicare la più recente trasformazione del mercato del lavoro, da luogo "sociale" a spazio di puro servizio: è' il lavoratore stesso ad essere "servizio" che, quindi, viene acquistato solo quando serve, non un'attimo prima ne un'attimo dopo. Alcune considerazioni.

Innanzitutto dobbiamo considerare che si tratta di un fenomeno con ogni probabilità inarrestabile, salvo applicare meccanismi conservativi. Abbiamo però visto che si tratta di meccanismi che non tengono, basti pensare al caso Uber. Si tratta di un fenomeno inarrestabile, che porta in qualche modo ad un nuovo mutamento di paradigma. Applicare pertanto i vecchi schemi di lettura non può funzionare, proponiamo a questo proposito una interessante puntata di EtaBeta, il programma di RAI Radio 1 sui cambiamenti.

Si tratta di un fenomeno che rischia di allargare la forbice tra lavori a basso valore aggiunto e quelli che invece ne hanno uno elevato. Si amplierà inevitabilmente la diseguaglianza già presente nel mercato del lavoro. A questo riguardo dobbiamo considerare che la rappresentazione diffusa del lavoratore nel nostro paese è ancora concettualmente assai distante da quella dell'imprenditore di sé stesso, che esce invece rafforzata in questo nuovo paradigma.

Certamente, infine, si tratta di un fenomeno che richiederà per essere virtuoso un grosso investimento sul capitale umano e sui sistemi di sviluppo dello stesso. In particolare i lavoratori on-demand di successo, oltre ad avere ottime competenze di self marketing, dovranno disporre di notevoli risorse di resilienza. In particolare legate alla motivazione e al senso del proprio lavorare (generatività) e all'energia che discende dal proprio self-empowerment.