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Una nuova sfida per la resilienza organizzativa: la disreputation

Secondo il Merriam-Webster Dictionary disreputation è un termine arcaico per indicare la mancanza di "buon" nome o la sua perdita. Oggi in realtà ci pare tutt'altro che arcaico, anzi estremamente attuale. Nella società liquida, in cui confini e perimetri strutturali si perdono, il buon nome è tutto e nella civiltà del web non c'è nulla di più facile che perderlo. Tutti parlano di tutto e tutti con estrema facilità e la cognizione di causa è assai poco richiesta.

Solo che dove prevale l'immateriale, come nella società dei servizi, perdere in reputation implica smarrire il valore aggiunto maggiore, quello della fiducia. Noi costruiamo soprattutto sulla fiducia, se questa è smarrita le fondamenta stesse scricchiolano. Questo è vero tanto per gli Stati, le istituzioni, quanto per le imprese.

Tutti ricordiamo lo scandalo dei derivati che esplose pochi anni orsono come un'onda anomala, trascinando con se la fiduzia verso banche e istituti di credito. Ed è di questi giorni la scoperta dell'inaffidabilità di un grande produttore di automobili, usata come mannaia per screditare un gruppo che fino al giorno prima aveva fatto dell'affidabilità tedesca un marchio d fabbrica. Del resto se acquistiamo un bene o un servizio che impatta così profondamente nella quotidianità della vita abbiamo senza dubbio la necessità di credere in esso e la reputazione del produttore e/o del venditore è proprio ciò che ci permette - in assenza di conoscenze e competenze tecniche specifiche - di crederci, cioè di fidarci.

Fin qui la questione riguarda i comportamenti di consumo, ma cosa succede che ci mettiamo dalla parte di chi produce o vende? Ricordo molto bene che, all'epoca dello scandalo derivati, i dipendenti delle banche coinvolte si vergognavano di dire quale mestiere facessero, di far sapere dove erano impiegati.

La disreputation dunque è anche questione che riguarda il "dentro" delle imprese. Il capitale umano delle aziende si impoverisce se perde la possibilità di avere un buon riconoscimento esterno circa il proprio valore, non solo individuale, ma sociale. Così arriviamo a ciò che da il titolo a questo intervento, oggi c'è necessità di intervenire in termini di sviluppo di reputazione non solo per la ricaduta di questa sul proprio mercato di riferimento, ma anche per ridurre il rischio di sviluppare situazioni di stress potenzialmente patogeniche tra il personale coinvolto.

Ove questo sia reso difficile dalle condizioni di contesto in cui l'immagine dell'impresa si va formando, è senz'altro utile lavorare al rafforzamento di quelle risorse, individuali e organizzative, che riparano dal rischio del distress. Risorse che - nella nostra esperienza - concorrono a sviluppare ciò che sinteticamente chiamiamo resilienza organizzativa.